La storia di Guglielmo Tell raccontata ai bambini

Tanto tanto tempo fa, in pieno medioevo, quasi tutti i territori dell’odierna Europa erano soggetti all’autorità dell’Imperatore. La Svizzera non faceva eccezione, anche se gli abitanti di quei luoghi avevano più volte manifestato la volontà di rendersi indipendenti.

Per sottolineare invece, che anche gli svizzeri dovevano inchinarsi alla volontà dell’impero, il suo rappresentante, un certo Gessler, su un altissimo bastone della pubblica piazza di Altdorf fece issare il cappello dell’imperatore. Chiunque passava di lì era obbligato a inchinarsi, se non voleva perdere tutti i suoi beni e la sua libertà.

Un giorno passò dalla piazza di Altdorf il miglior arciere della Svizzera: Gugliemo Tell.

Forse per distrazione, forse perché non aveva nessuna intenzione di chinarsi alla volontà dell’imperatore, Guglielmo mantenne la sua testa ben eretta e passò oltre il cappello imperiale.

Fu subito arrestato e condotto davanti all’antipatico Gessler.

“E quindi tu, grande arciere, ti permetti di non chinare la testa davanti al tuo imperatore!” gli disse questi furente d’ira.

“Ma,  veramente,  io ero distratto; non mi ero neanche accorto del cappello…. Lo giuro, pensavo ai fatti miei. Volevo soltanto mostrare il paese a mio figlio Gualtierino. Mi perdoni la prego.”

“Perdonarti? Sì, effettivamente qualcosina la potrei fare.” Disse Gessler con uno strano e inquetante sorriso. “Però dovrai darmi prova della tua abilità. Dovrai colpire una mela, a una distanza di cento passi”.

”Beh, questo, con tutto il rispetto, non dovrebbe essere difficile…” disse Guglielmo sollevato.

“Lo spero bene per te”, disse Gessler scoppiando in una risata diabolica “perchè la mela sarà posta sulla testa di tuo figlio!!”

A quelle parole Guglielmo Tell a momenti sveniva. Come si sarebbe ripresentato a casa da sua moglie se solo avesse graffiato il bel faccino sereno del figlio? E se poi le cose fossero andate veramente male? Se in preda alla tensione avesse colpito la testa del figlio invece della mela?”

Per precauzione Guglielmo si mise due frecce in tasca, una per la mela sulla testa di suo figlio e una per la testa di Gessler…

Il giorno della condanna la gente si riunì in piazza a guardare con il fiato sospeso il povero Gualterino, pallido da fare paura, con la mela in testa.

“Ma chi me l’ha fatto fare di scendere in paese con il babbo? Sarebbe stato meglio rimanere con mamma a mungere le mucche.” Pensava tre sé e sé mentre le lacrime gli scendevano lungo le guance.

“Tranquillo Gualtierino, vedrai cosa succederà adesso” disse suo padre.

E dette queste parole Guglielmo Tell prese la mira e colpì la mela, che si spezzò esattamente in due.

La gente esultò, nell’euforia l’antipatico e crudele Gessler fu catturato dal popolo e poi giustiziato e alla fine di tutta questa vicenda la Svizzera fu libera.

Curiosità su Guglielmo Tell

Guglielmo Tell è un personaggio molto amato dagli svizzeri, ma nessuno sa se sia realmente esistito.

Tanti secoli dopo la vicenda che vi abbiamo narrato, Schiller, un grande srcrittore tedesco, gli dedicò un’opera teatrale.

Anni dopo il nostro Rossini sulla base del libretto di Schiller compose il Guglielmo Tell, di cui sicuramente tutti sappiamo canticchiare l’ouverture.

Agli svizzeri piacque così tanto che per un certo periodo il suono dei clacson delle loro corriere riecheggiava le prime note del Guglielmo Tell.

Il paese di Altdorf esiste ancora e sulla sua piazza si trova una grandissima statua raffigurante Gugliemo Tell insieme al suo figlioletto.

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Comments

  1. Tino romani says:

    Non è la storia reale

  2. Daniela says:

    @ Tino Romani
    Certamente :)! E’ ovviamente una versione romanzata per accendere la curiosità e l’interesse dei bambini. Le notizie storiche si trovano nel riquadro sotto la storia.

  3. Daniela says:

    Grazie per la storia, cercavo proprio una versione semplice di questa leggenda da raccontare ai miei allievi 😉

Trackbacks

  1. […] cantautore che tende un arco.  Niccolò spiega che l’immagine non vuole richiamare tanto “Guglielmo Tell”, e quindi non vuole parlare di obiettivi da centrare. Si tratta piuttosto dell’arco di Ulisse, […]

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