A Stoccolma con bambini: un posto veramente speciale la playroom del museo Nordiska

By Daniela

Se andate a Stoccolma in famiglia  un posto magico da non perdere assolutamente è la playroom del Nordiskamuseet, così speciale che io e Carlotta abbiamo pensato di dedicarle un post a parte. Fate in modo da far coincidere la visita del museo con l’orario della playroom,  che è aperta tutti i giorni, dal lunedì al venerdì dall’una alle quattro e il sabato  e la domenica delle 12 alle quattro.

Al pianterreno del museo, immediatamente a destra dopo aver salito le scale, c’è un cartello che indica  Lekstugan, ovvero stanza giochi. Non lasciatevi trarre in inganno, non si tratta di una stanzetta con qualche giocattolo consumato dall’uso qua e là. Quando varcherete con i vostri bimbi la soglia della porta si aprirà davanti a voi un mondo fantastico e inaspettato: una perfetta ricostruzione di una fattoria svedese di fine Ottocento a grandezza quasi reale.

La stuga (piccola casa svedese di campagna)  è dotata di stanza da pranzo, cucina con forno a legna e una zona letto, completa di letto per le bambole con dentro il bambolotto. Poi c’è una stalla con le mucche, pronte per essere munte, e un cavallo già legato a un carro per fare le compere in paese. Per i carichi più pesanti c’è anche un pratico montacarichi con la corda. Per andare al paese però occorre passare da un piccolo fiumiciattolo; ma niente paura, per attraversarlo basterà azionare un  ponticello scorrevole!  Infine c’è anche un piccolo emporio con tutta la mercanzia esposta in bella vista, tanti barili pieni di pesce, soprattutto aringhe, una vecchia bilancia con i pesi e un taccuino su cui segnare i clienti.

Ma la cosa più bella è che i bambini vengono invitati a giocare da un’impiegata del museo a metà tra maestra, babysitter e Mary Poppins. Per entrare subito nell’atmosfera alle bambine vengono forniti dei vestitini dell’epoca (assomigliavano a quelli indossati da  Laura nella Casa nella prateria, il periodo del resto dovrebbe essere più o meno quello), e poi ci sono anche dei grembiuli speciali per chi gioca a fare il rigattiere.  La nostra Mary Poppins si chiamava in realtà Cristina, e le nostre bambine ne sono rimaste subito conquistate.

Non appena le ha viste ha chiesto il loro aiuto per i lavori della fattoria, dove c’è sempre tantissimo da fare e le bambine si sono precipitate a darle una mano. Dopo avere lavato i panni al fiume e averli stesi per farli asciugare, Cristina ha detto che era ora di preparare il pranzo.  In cucina mancavano  uova e burro, ma quando le bambine si sono offerte di andarle  a comprare all’emporio,  Cristina ha spiegato loro che si faceva (quasi) tutto in fattoria, perché c’erano pochissimi soldi. E così le bambine serie serie, sotto la sua guida,  si sono messe a mungere le mucche per poi fare il burro, per finta naturalmente , ma vi assicuro che dopo un po’ sembrava vero!

Alla fine qualcosa da comprare, che in fattoria proprio non si poteva produrre, l’hanno trovata: lo zucchero e il cacao, ingredienti esotici e costosi ancora a fine Ottocento. Con grande sorpresa delle bambine lo zucchero veniva venduto in un formato mai visto, una sorta di cono duro, che doveva essere grattugiato prima dell’uso. Il rigattiere (impersonato sempre da una delle bambine) ha fatto il conto  e Cristina, arrossendo e chinando il capo (un’attrice consumata, la nostra bravissima Cristina) ha chiesto se poteva pagare metà della cifra subito  e il resto la prossima settimana con le uova della fattoria.

A forza di starle a guardare, dopo un po’ ci eravamo tutti convinti di essere tornati nell’Ottocento e ce ne è voluto per convincere le bambine ad abbandonare quel luogo magico e rientrare nel mondo reale.  Erano talmente felici di sfaccendare in fattoria (e dire che a casa si lamentano solo all’idea di mettere i piatti nella lavastoviglie) che non si erano neanche rese conto di aver passato 3 ore a studiare storia “dal vivo”!

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