A lezione di storia in cucina: gli hamburger degli antichi romani

Isicia omentata

isiciaomentata

By DANIELA

Tra le tante ricette storiche che abbiamo provato in famiglia questa è stata una vera sorpresa! Le isicia omentana sono piaciute tantissimo e sono sparite in un battibaleno. I figli hanno continuato a richiederle per giorni e penso proprio che si tratta di un piatto che verrà adottato nel menu familiare.

Si tratta di hamburger che venivano preparati con carne, pinoli tritati e pane ammollato nel succo d’uva. È questa la caratteristica che li rende così buoni; infatti il succo d’uva porta una nota leggermente dolciastra e aromatica che ha fatto impazzire di gioia i buongustai di casa. Naturalmente gli antichi Romani non avrebbero mai cucinato una ricetta salata senza il garum, una salsa fermentata a base di pesce che probabilmente noi oggi troveremmo immangiabile. In mancanza di garum abbiamo usato colatura di alici, il prodotto italico che più ci assomiglia. Si può anche usare la salsa di pesce vietnamita Nam Pla.

Ingredienti per circa 10 piccoli hamburger

 

  • 1 panino secco,
  • 500 g tritato di vitello,
  • 70 g di pinoli tritati,
  • 200 ml succo di uva,
  • 3 cucchiaini di aceto,
  • 2 cucchiai di colatura di alici,
  • un pizzico di sale.

In una ciotola mescolate il succo d’uva con l’aceto e fatevi ammorbidire dentro il pane secco. Mescolate la carne con i pinoli, aggiungete il pane strizzato, la colatura di alici e aggiustate di sale. Filtrate il succo d’uva rimasto dopo aver strizzato il pane e mettetelo sul fuoco. Fatelo ridurre fino a quando diventa un liquido dalla consistenza sciropposa. Formate 10 piccole polpette piatte, spalmatevi sopra un po’ di sciroppo d’uva e fatele cuocere in forno per circa 8 minuti, fino a quando sono cotte. Sfornatele e ricopritele di sciroppo d’uva.

 

 

I fast food degli antichi romani: i thermopolium

 

Forse non tutti sanno che mangiare nei fast food non è proprio un’abitudine recentissima. Per molti Romani che vivevano nelle grandi città, oltre che naturalmente per i viaggiatori, si trattava di una necessità. Quelli che si ingozzavano di carni pregiate sdraiati sui triclini erano solo i pochissimi ricconi che se lo potevano permettere. Tutti altri vivevano spesso in abitazioni piccole e buie e pochi si potevano permettere di avere una cucina attrezzata a casa loro. Mangiare fuori era quindi un’esigenza, proprio come lo sarà più tardi per i lazzari napoletani, che vivendo in tuguri nei quali era impossibile cucinare, mangiavano pizza e maccheroni fuori casa (e così sono sempre rappresentati nelle stampe popolari). I Romani potevano comprare gli isicia nei thermopolium, tavole calde fornite di banconi in pietra nei quali erano incassate le giare dove si tenevano in caldo i cibi cotti. Altri cibi take away erano le olive, il formaggio, focacce ripiene di noci e frutta. Un classico cibo da asporto, pratico, economico e adorato dai romani era…il panino con il prosciutto!

 

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